Libriste
Marcella Barone, Anna Guillot, Hilde Margani-Escher, Gertrude Moser-Wagner, Yoko Ono, Rossella Poidomani, Eline ‘t Sant, Rossana Taormina, Chantal Vey

Libri d’artista e altre opere
un progetto del KoobookArchive
coordinamento mostra Emanuela Nicoletti

23 maggio―10 ottobre 2026
Opening 23 maggio 2026 h 18:00 - 21:30


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“Libriste” sta per autrici del libro. Il termine è stato introdotto da Mirella Bentivoglio e probabilmente è a lei che si deve anche il conio. Darlo come denominazione alla presente selezione di opere-libro, e di opere diverse realizzate esclusivamente da autrici, implica l’omaggio ad un’artista di fama, teorica del libro, critica d’arte e grande femminista.

La selezione è operata da Anna Guillot ed è in parte tratta dalla raccolta del KoobookArchive, l’archivio del libro e del multiplo d’artista fondato nel 2008 dalla stessa Guillot. Il coordinamento della mostra è di Emanuela Nicoletti.

Per chi opera nell’arte e studia il libro d’artista, le opinioni e gli spunti di riflessione sono molteplici. Quello del libro è un ambito della ricerca artistica che coinvolge, né più né meno di altri, linguaggi, sperimentazioni, tecnologie, contenuti e tematiche. Nei primi decenni del ‘900 il libro inteso secondo tradizione come strumento di diffusione di concetti assume da parte degli artisti dell’Avanguardia una valenza ‘altra’, come oggetto d’indagine e spazio da reinventare. Per la critica, il riconoscimento della piena consapevolezza di tale cambiamento è però segnato negli anni ‘60. Oggi, a distanza di tempo, ciò che vale è essenzialmente il principio che il libro d’artista, un artefatto seguito dall’autore in ogni sua fase, al di là della propria specificità, debba essere considerato come ambito spazio-temporale d’indagine al pari di altri luoghi-contesti delle arti visive. Rimane che tra i “modi del libro”, i presupposti e le modalità del “fare libro”, si ripropongono questioni note: l’unicum e la serie, l’editoria, la piccola e grande tiratura, nonché i quesiti circa il dove risieda il pregio dell’opera e quale sia effettivamente il valore dell’arte, se la divulgazione o l’esclusività.

La mostra pone l’accento sull’univocità dell’operazione artistica, al di là delle distinzioni – e possibili subordinazioni – tra gli ambiti tipologici. Attraverso libri, cofanetti e opere diverse, nove artiste, Marcella Barone, Anna Guillot, Hilde Margani-Escher, Gertrude Moser-Wagner, Yoko Ono, Rossella Poidomani, Eline ‘t Sant, Rossana Taormina, Chantal Vey, autrici esperte anche nell’ambito del libro d’artista, mostrano come essenzialmente la propria esperienza dell’arte scavalchi ogni possibile rapporto di dipendenza rispetto alle specificità tipologiche.     

Un particolare omaggio è reso alla memoria di Hilde Margani-Escher, artista tedesca residente a Catania, venuta a mancare nel 2025. Estremamente rigorosa e selettiva, stimatissima, Hilde ha incisivamente rappresentato il proprio paese d'origine diffondendone la cultura.

Opere

De suspensio, il libro e l’installazione di Marcella Barone, è originato da una ripresa video subacquea. Girando e rigirando intorno a uno scoglio sommerso e assecondando con la videocamera il movimento dell’acqua, vengono registrate suggestioni visive e sonore; il tempo e lo spazio sono ambiguamente dilatati. Il libro è costituito da screenshot tratti dal video e stampati su fogli di acetato trasparente; viene a crearsi un gioco di layers la cui somma restituisce la densità della dimensione sottomarina. L’installazione costituita da un telo stampato, una rivisitazione delle immagini del libro, dispiega un paesaggio immaginifico e onirico senza densità, in cui l’acqua sembra aria o cielo e viceversa. La struttura di supporto al telo favorisce lo scambio tra materiale e immateriale oscillando tra ciò che è misurabile e ciò che è mutevole e sensibile.

Assetto #26 di Anna Guillot è un’opera in progress costituita da libri in forma di cubo, pezzi di cui il pubblico può cambiare l’assetto, realizzati a mano con materiale di riciclo. Esprime sé stessa tautologicamente. L’installazione riguarda una dimensione ‘concreta’ (una delle specificità dell’artista) che va a coniugarsi con il concetto di accumulo e di edificazione. È riferita alla mobilità dei saperi, dei punti di vista, alla dinamicità insita nei concetti di ipotesi e di verifica. Contiene autocitazioni tratte da analoghi lavori precedenti relativi ad altre combinazioni concepite in forma ludica: considerazioni sul tema della verità, 100% Veritas?; la somma e l’intersecarsi dei saperi che edificano la cultura, Rubik dei saperi; l’indagine sull’identità, Face-Book.

Nelle opere esposte, come in molta sua produzione, Hilde Margani-Escher è interessata alla trasformazione del preesistente, alla reinvenzione di materiali di scarto e degli oggetti a perdere del quotidiano; in particolare alle stoffe, simulando la materia organica. “L’azione artistica diventa per lei in primo luogo una pratica sensoriale, in cui si manifesta la coscienza dell’esserci e che alla Gestalt accattivante della bellezza sostituisce la condensazione dell’energia trasformativa. Così l’opera si presenta come un oggetto ‘perturbante’, secondo la definizione freudiana: familiare e straniero al tempo stesso” (Eva Di Stefano).

Un singolare filtro all’insegna dell’ironia, della sensualità e al contempo del rigore estremo permea tutto il suo lavoro.

A proposito di Setzung B 1990-’26, opera di Gertrude Moser-Wagner, Peter Zawrel scrive: “La sfera è una forma geometrica perfetta che Moser-Wagner esplora da tempo. Già nel 1989 l’artista lavorava con sfere d’acciaio; le fece seppellire presso il Muro di Berlino, proprio là dove numerose persone avevano perso la vita sotto il fuoco delle armi dei soldati della Germania orientale. Da quell’intervento è nata l’opera Setzung B”. E, per Dare alla luce (cofanetti con foto e sabbia lavica; si riferiscono al recente intervento di Moser-Wagner a Catania) è ancora Zawrel a scrivere: “24 sfere di argilla vengono lanciate dall'artista dal cortile verso lo spazio espositivo lungo l’asse centrale della porta d’ingresso. L’azione ha luogo durante l'inaugurazione; le sfere, leggermente deformate, rimangono sul pavimento, segnalate. L’artista si è calata nel ruolo di una demiurga vulcanica, creando il meglio da ciò che è dato. Bomba di lava trattenuta, bomba di lava disinnescata, sfere lanciate senza violenza nel mondo, date alla luce. Esiste un’alternativa all’uomo fuori controllo. Esiste un agire liberatorio, esiste la poesia. Che cosa si possa ottenere da questo, chi lo sa!”.

È la stessa Yoko Ono a scrivere di Acorn, il libro esposto: "Ho scritto Acorn per un evento in rete, ora pubblicato in forma di libro. Sono a bordo di una macchina del tempo che mi riporta ai modi di una volta! Ottimo! Ho aggiunto i miei disegni a puntini come ulteriore sollecitazione per la mente. Dopo aver condiviso le istruzioni giorno per giorno, poniti liberamente delle domande, discuti e/o registra quel che la tua mente ti dice. Io sto solo piantando i semi. Divertiti."

In mostra è anche un cofanetto di 30 cartoline con disegni a puntini prodotto in tiratura limitata da Carte d’Arte magazine.

I paesaggi e le memorie archeologiche del territorio ibleo della Sicilia sud-orientale, dove natura e cultura si fondono in un'unica narrazione, si ritrovano nelle opere Hybla e Accessori di Rossella Poidomani, nate dalla ricerca sul mito della dea Hybla legata alla fertilità, ai fenomeni tellurici e alle api. Hybla, un dipinto su stoffa, si collega al legame millenario tra la dea e una vasta simbologia. Il nome della divinità è da sempre associato alla produzione del miele di Hybla descritto da Virgilio come uno dei migliori. Questo legame si riflette nella geografia del territorio, in siti come Pantalica dove la necropoli scavata nella roccia appare come un immenso alveare di pietra e ogni tomba, simile a una celletta d'ape, testimonia una società in simbiosi con la natura. Accessori approfondisce il dialogo con il passato attraverso la riproduzione in cera d'api di oggetti ornamentali ritrovati nelle tombe.

L’opera ibrida di Eline ‘t Sant, una sequenza di tavole-pagine essenzialmente configurate in un’unica opera, è una dichiarazione d’intenti: “Work table è concepito come una scatola nera: la copertina anteriore e quella posteriore racchiudono 12 strati distinti che tracciano le fasi di un processo creativo. Cattura il ritmo di una giornata in studio. Le immagini alternate in passaggi in nero e rosso si leggono come una forma di autoritratto. La fisicità dei materiali – vernice, acqua, pigmento – insieme ai gesti di taglio e modellatura, è impressa sui miei indumenti da lavoro e visibile su entrambe le mani. Le mie mani sono sacre e sono i miei strumenti essenziali. Appoggiate sul tavolo da lavoro, assumono un senso di silenziosa riverenza, registrando momenti nel tempo ed elementi nello spazio, e riflettendo la profonda connessione tra artista, materiale, l’idea e la forma che ne risulta.’’

Trieste è un libro d'artista che concentra in buona parte il punto di vista, il sentimento e il modus operandi di Rossana Taormina. Nel libro la città diventa metafora: un varco attraverso cui indagare il rapporto tra memoria, infanzia e perdita dello sguardo. Al centro, un souvenir vintage, cartoline della città e foto tessera di bambini sulle quali sono apposte obliterazioni che ne cancellano i volti e non consentono alcuna identificazione. I coriandoli prodotti si depositano sul termine ‘Trieste’ evocando il senso di struggimento che accompagna il ricordo. “Il lavoro si configura tra presenza e assenza, tra ciò che sopravvive e ciò che non può essere guardato con gli occhi di una volta. Ora le cartoline custodiscono ciò che non si può più vedere. Le immagini negate rivelano un vuoto che non chiede di essere colmato, ma ascoltato. I coriandoli — traccia leggera e giocosa, residua dell'atto del sottrarre — ricordano che ogni cancellazione è trasformazione: un modo per restituire al passato la sua distanza e al presente la libertà di guardarlo senza pretenderne il possesso”.

Il libro-cofanetto di Chantal Vey, PPP Pêtrole, une cartographie, si concentra sul territorio mappato. “Il sismografo della sua cartografia tesse la sua rete attorno a una figura che ha perseguitato il suo percorso personale per anni: Pier Paolo Pasolini. L’opera e la vita del cineasta italiano la ossessionano profondamente. Una delle sue ultime cartografie riguarda il romanzo Petrolio, che rivisita in occasione del 50° anniversario della morte di Pasolini, come un’investigatrice alla ricerca di collegamenti in un costante sforzo di svelare il mistero.” (Lino Polegato, Flux News, n. 98). Parte integrante del libro è il video Petrolio. Idroscalo, 2019.

La mostra è promossa da On the Contemporary e KoobookArchive, e patrocinata dall’Accademia di Belle Arti di Catania, dal Goethe Institut di Palermo e dal Forum austriaco di Cultura di Roma.

Media partner sono Utsanga, Contemporary Identities, sponsor Studio Mōrf e Geraci.








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